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Decreto Sviluppo

venerdì 15 giugno 2012, di Francesco Pagano

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto sviluppo. Il provvedimento con le Misure urgenti per la crescita è stato approvato, dopo circa cinque ore di riunione, con la formula «salvo intese»: significa che il "pacchetto" è suscettibile di modifiche. Ecco i punti riguardanti la Giustizia:

PROCESSI, MASSIMO 6 ANNI

Per essere di «ragionevole durata» un processo deve concludersi con la sentenza definitiva entro sei anni: non più di tre anni per il primo grado, due per l’appello e uno per il giudizio in Cassazione. Rimborsi più veloci per i processi civili troppo lunghi. La norma, annuncia il ministro della giustizia Severino, è contenuta nel dl sviluppo e velocizza la legge Pinto. A decidere sul diritto ai rimborsi potrà essere «un solo giudice e con una procedura molto semplice» accorciando così i tempi processuali, spiega Severino.

FILTRO DELL’APPELLO

Il filtro all’appello, che era stato anticipato dal ministro della Giustizia Paola Severino a Reuters in un’intervista del 14 maggio scorso , "è una ricetta abbastanza semplice, che coniuga la necessità di assicurare garanzie con quella di snellire i processi", come ha detto la Guardasigilli dopo il cdm. "L’impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta", dice il decreto. (Fonte)

LA "LEGGE PINTO BIS": VELOCIZZATI I RIMBORSI PER PROCESSI LUNGHI

Rimborsi più veloci per i processi civili troppo lunghi. La norma, annuncia il ministro della giustizia Severino, è contenuta nel dl sviluppo e velocizza la legge Pinto. A decidere sul diritto ai rimborsi potrà essere «un solo giudice e con una procedura molto semplice» accorciando così i tempi processuali, spiega Severino. Quella introdotta è una sorta di "legge Pinto Bis" per evitare che l’attuale norma che provvede ai rimborsi per l’eccessiva durata dei processi porti a sua volta ad un accumulo di arretrato. La norma stabilisce che oltre la durata massima del processo scattino rimborsi prefissati. Le nuove norme sugli indennizzi riguardano la violazione del termine di durata ragionevole sia del processo civile, sia penale e prevedono indennizzi predeterminati e
calmierati. In particolare gli indennizzi vanno da 500 a 1.500 euro per ogni anno di ritardo e vengono prefissati i termini: 6 anni complessivi, di cui 3 per il primo grado, 2 per l’Appello
e 1 per la Cassazione. Le cause di non indennizzabilità sono riconducibili alla condotta non diligente, dilatoria o abusiva della parte.


Vedi on line : Fonte: La Stampa