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Intercettazioni: quali novità si profilano?

giovedì 16 luglio 2009, di avv. Giovanna Sorrentino

La materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali è oggetto di riforma da parte del Disegno di legge n.1415 approvato dalla Camera e trasmesso al Senato in data 11.06.2009.
L’intervento normativo riformula i presupposti di legge ed i criteri di ammissibilità delle intercettazioni e contempla limiti più rigorosi all’utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni.

Per espressa previsione all’art. 34 di tale disegno di legge le disposizioni in esso contenute non si applicheranno però ai procedimenti pendenti alla data della sua entrata in vigore.

La riforma si compone di 35 articoli.

L’art.1 del Disegno di legge n.1415 apporta modifiche all’art.36 comma1 c.p.p., introducendo una nuova lettera h-bis, che statuisce l’obbligo di astensione del giudice nell’ipotesi in cui renda pubblicamente dichiarazioni in merito ad un procedimento penale affidatogli.
Si configurerebbe, infatti, anche in tale ipotesi, in aggiunta a quelle già contemplate dal codice di rito, un interesse del giudice tale da pregiudicare la sua imparzialità e terzietà rispetto ai fatti oggetto del procedimento.

L’art.2 del Disegno di legge in esame prevede una nuova ipotesi si sostituzione del P.M., apportando delle modifiche all’art.53 comma 2 c.p.p con l’aggiunta della lettera h-bis in cui si prevede che il Procuratore della Repubblica provveda alla sostituzione del PM quando questi risulti iscritto nel registro degli indagati per il reato p.e p. all’art. 379-bis c.p., in relazione ad atti del procedimento assegnatogli, dopo aver sentito il capo dell’ufficio competente ai sensi dell’art.11c.p.p.

L’art.3 apporta delle modifiche all’art.103 c.p.p. estendendo il divieto di d’intercettazione anche all’ipotesi in cui questa venga eseguita su utenza diversa da quella in uso al difensore o agli altri soggetti incaricati. Lo stesso articolo introduce inoltre nell’art.103 c.p.p. il comma 5bis, in base al quale, ferma restando l’eventuale responsabilità penale, costituiscono illecito disciplinare l’annotazione, l’informativa anche verbale e l’utilizzazione delle conversazioni o comunicazioni di cui al comma 5 dell’art.103 c.p.p.

L’art.4 e l’art.5 modificano gli artt. 114 e 115 c.p.p., inerenti al divieto di pubblicazione degli atti d’indagine.

Fermo restante che per gli atti coperti dal segreto istruttorio vige il divieto di pubblicazione, sia dell’atto integrale che del suo contenuto, in base alle disposizioni codicistiche vigenti (art. 114 c.p.p), tale divieto di pubblicazione permane in forma integrale per gli atti, non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare, mentre in base al Disegno di Legge n.1415, approvato dalla Camera l’11.06.2009 per tali atti è sempre consentita la pubblicazione in forma riassuntiva.

Inoltre, il disegno di Legge n.1415 aggiunge all’art. 114 c.p.p. i commi 2bis e 2 ter, volti ad arginare la diffusione incontrollata dei contenuti delle intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali nonché delle ordinanze cautelari.

In base al comma 2bis è stato, infatti, introdotto il divieto di pubblicazione anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni anche telefoniche o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.

Ai sensi del nuovo comma 2-ter è, inoltre, vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari, mentre è consentita la pubblicazione nel contenuto dopo che l’indagato o il suo difensore abbiano avuto conoscenza dell’ordinanza del giudice, fatta eccezione per le parti che riproducono la documentazione e gli atti di cui al comma 2-bis

L’art. 6 del disegno di Legge n.1415 introduce il comma 6-ter, vietando la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro affidati.
Il divieto di pubblicazioni delle immagini dei magistrati non sussiste però nell’ipotesi di cui all’art.147 co.1, delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie, nonché quando, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, la rappresentazione dell’avvenimento non possa essere separata dall’immagine del magistrato.

L’art.7 del Disegno di Legge n.1415 sostituisce il comma 7 dell’art.114 c.p.p., vietando in ogni caso la pubblicazione anche parziale o per riassunto della documentazione, degli atti e dei contenuti relativi a conversazioni o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche di cui sia stata ordinata la distruzione ai sensi degli artt. 269 c.p.p. e 271 c.p.p.
E’inoltre vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto della documentazione degli atti e dei contenuti relativi a conversazioni o a flussi di comunicazioni telematiche riguardanti fatti, circostanze e persone estranee alle indagini, di cui sia stata disposta l’espunzione ai sensi dell’art.268 comma 7-bis c.p.p.

Secondo la vigente formulazione del comma 7 dell’art.114 c.p.p. è, invece, sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti da segreto istruttorio; è consentita la pubblicazione degli atti del fascicolo del PM dopo la sentenza in grado di appello, nonché degli atti utilizzati per le contestazioni.

L’art.8 del Disegno di Legge n.1415 garantisce l’osservanza del divieto di pubblicazione, attraverso l’aggiunta di un nuovo comma 2 all’art.115 c.p.p., prevedendo che il Procuratore della Repubblica procedente debba informare immediatamente l’organo titolare del potere disciplinare di ogni iscrizione nel registro degli indagati per fatti costituenti reato di violazione del divieto di pubblicazione commessi dalle persone indicate al comma 1 dell’art.15 c.p.p,.

Nei successivi trenta giorni, ove siano state verificate la gravità del fatto e la sussistenza di elementi di responsabilità e sentito il presunto autore del fatto, l’organo titolare del potere disciplinare dispone la sospensione cautelare dal servizio o dall’esercizio della professione fino a tre mesi.

Negli articoli 9 e 10 del disegno di legge sono disciplinati i limiti ed i presupposti delle intercettazioni attraverso una ridefinizione degli artt.266 e 267 c.p.p.

Vengono modificati i limiti di ammissibilità delle intercettazioni ambientali, consentendole solo qualora vi sia fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo l’attività criminosa: tale limite opera sempre, qualunque sia il luogo in cui è disposta l’intercettazione e non più come, nell’attuale formulazione dell’art.267 c.p.p. solo nei luoghi di privata dimora.

E’ previsto, però, un regime differenziato per i reati delitti di cui all’art. 51 commi 3-bis e 3-quater (criminalità organizzata, di terrorismo o minaccia col mezzo telefonico): in tali ipotesi l’intercettazione di comunicazioni tra presenti (cd. Intercettazione ambientale), di cui al comma 2 dell’articolo 266 c.p.p., e` consentita anche qualora non vi sia motivo di ritenere che nei luoghi ove e` disposta si stia svolgendo l’attività criminosa.

L’art.10 del disegno di legge n.1415 modifica l’art.267 c.p.p. relativamente ai presupposti ed alla competenza ad autorizzare le operazioni d’intercettazioni.
Viene previsto che ad autorizzare il PM a disporre le operazioni di intercettazioni con decreto motivato non sia più il GIP, ma il Tribunale del capolugo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente, che decide in composizione collegiale.

Inoltre, il disegno di legge n. 1415 riformulando l’art. 267 c.p.p. prevede che il PM, per poter richiedere l’autorizzazione, necessita dell’assenso scritto del Procuratore della Repubblica o del Procuratore aggiunto o del magistrato appositamente delegato.

Presupposto per disporre l’intercettazione non è più, come richiesto dall’attuale formulazione dell’art. 267 c.p.p. la presenza di gravi indizi reità (cioè della commissione di un reato): il disegno di legge n. 1415 modifica tale requisito, prevedendo la necessità di gravi indizi di colpevolezza, richiede cioè l’ attribuibilità del reato ad una determinata persona.

In base all’intervento di riforma, presupposti per disporre le intercettazioni sono dunque:
1) il titolo del reato, in quanto ai sensi dell’art.266 c.p.p l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di altre forme di telecomunicazione e con il disegno di legge n. 1415 anche di immagini mediante riprese visive e l’acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni è consentita solo per talune categorie di reati, identificati per l’entità della pena o per il bene giuridico protetto tassativamente elencati nel medesimo articolo 266 c.p.p.

Fino a qua nulla quaestio, restando tale presupposto sostanzialmente invariato, mentre fa discutere il secondo presupposto:
2) la necessità di gravi indizi di colpevolezza, cioè dell’ attribuibilità del reato commesso ad una determinata persona e non più, dunque, come previsto dalla normativa vigente la presenza di gravi indizi reità, cioè della commissione di un reato (art.10 del disegno di legge n. 1415). Viene previsto un regime differenziato per i reati delitti di cui all’art. 51 commi 3-bis e 3-quater (criminalità organizzata, di terrorismo o minaccia col mezzo telefonico): in tali ipotesi l’autorizzazione a disporre le operazioni previste dall’art.266 c.p.p. è data se vi sono sufficienti indizi di reato (e non indizi di colpevolezza come la previsione di cui all’art.266 c.p.p).

Nella valutazione dei sufficienti indizi si applica sempre l’articolo 203 c.p.p.

3) l’intercettazione deve porsi come assolutamente indispensabile, non per l’inizio, ma per il prosieguo delle indagini (tale requisito rimane invariato).

4) l’art. 10 del disegno di legge n. 1415 introduce un ulteriore presupposto: devono sussistere specifiche e inderogabili esigenze relative ai fatti per i quali si procede, fondate su elementi espressamente e analiticamente indicati nel provvedimento, non limitati ai soli contenuti di conversazioni telefoniche intercettate nel medesimo procedimento e frutto di un’autonoma valutazione da parte del giudice.

5) l’autorizzazione deve avvenire con decreto motivato. Ad emettere tale provvedimento non è più, come previsto dal vigente art. 267 c.p.p. il G.I.P, bensì il Tribunale del capolugo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente, che decide in composizione collegiale.
Occorre poi sottolineare che rispetto all’attuale formulazione dell’art.267 c.p.p. comma 3 con l’intervento di riforma viene introdotto un termine di durata massima delle operazioni d’intercettazioni.

Il nuovo comma tre dell’art. 267 c.p.p. prevede, infatti, che:
- il decreto che dispone l’intercettazione debba indicare le modalità e la durata delle operazioni per un periodo massimo di trenta giorni, anche non continuativo (nell’ipotesi di sospensione delle operazioni d’intercettazioni il pubblico ministero deve darne immediata comunicazione al tribunale e deve altresì comunicare la loro ripresa).
- su richiesta motivata del Pubblico Ministero, contenente l’indicazione dei risultati acquisiti, la durata delle operazioni può essere prorogata dal tribunale fino a quindici giorni, anche non continuativi.
- un’ulteriore proroga delle operazioni fino a quindici giorni, anche non continuativi, può essere autorizzata solo qualora siano emersi nuovi elementi, specificamente indicati nel provvedimento di proroga unitamente ai presupposti di cui al comma 1 dello stesso art. 267 c.p.p

Viene poi introdotto il comma 3-bis che prevede un regime speciale dei presupposti e della durata delle operazioni nell’ipotesi in cui l’intercettazione sia disposta nei procedimenti relativi ai delitti di cui all’art. 51 commi 3-bis e 3-quater (criminalità organizzata, di terrorismo o minaccia col mezzo telefonico).

In tali ipotesi la durata delle operazioni non può superare i quaranta giorni, ma può essere prorogata dal tribunale con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni, qualora permangano gli stessi presupposti, entro i termini di durata massima delle indagini preliminari. Nei casi di urgenza provvede alla proroga direttamente il Pubblico Ministero, come disposto dal comma 2 dell’art.267 c.p.p.

L’art. 11 del disegno di legge disciplina poi l’esecuzione delle operazioni, modificando l’art.268 c.p.p. comma 3 c.p.p., prevedendo che le operazioni di registrazione delle intercettazioni dovranno essere effettuate per mezzo d’impianti istallati nei centri d’intercettazione istituiti presso ogni distretto di Corte di Appello.

Le operazioni di ascolto delle conversazioni saranno invece compiute mediante gli impianti installati presso la Procura della Repubblica ovvero, previa autorizzazione del Pubblico Ministero, presso i servizi di polizia giudiziaria delegati per le indagini.

La riforma dell’art.268 comma3 c.p.p. è mossa dalla necessità di limitare i soggetti che hanno accesso alle intercettazioni, nonché dall’esigenza di garantire il miglior livello di sicurezza nell’acquisizione e nel trattamento dei dati. Alla base vi è indubbiamente la previsione di cui all’articolo 2, commi 82 e 83, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, (finanziaria 2008), che prevedeva che il Ministero della giustizia dovesse avviare già entro il 31 gennaio 2008 la realizzazione di un sistema unico nazionale, articolato su base distrettuale di Corte d’Appello, delle intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali, disposte o autorizzate dall’autorità giudiziaria, anche attraverso la razionalizzazione delle attività attualmente svolte dagli uffici dell’amministrazione della giustizia.

Lo stesso Disegno di legge ha previsto poi all’art.35 che le disposizioni di cui al comma 3 dell’articolo 268 c.p.p. si applicano decorsi tre mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’apposito decreto del Ministro della giustizia che dispone l’entrata in funzione dei centri di intercettazione telefonica di cui al medesimo comma 3 dell’articolo 268. Fino a tale data continuano a trovare applicazione le disposizioni del comma 3 dell’articolo 268 del codice di procedura penale nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della presente legge.
L’art.12 del disegno di legge n.1415 apporta delle modifiche all’art.269 c.p.p. prevedendo che i verbali ed i supporti contenenti le registrazioni delle intercettazioni vengano conservati integralmente in un apposito archivio riservato tenuto presso l’ufficio del PM che le ha disposte, con divieto di allegazione anche solo parziale al fascicolo d’indagine. Al comma 2 dell’art.269 c.p.p. viene introdotta la previsione secondo cui le intercettazioni vengono distrutte dopo il passaggio in giudicato della sentenza, con la procedura di cui all’art. 269 comma 3 c.p.p.
La competenza per la distruzione delle stesse spetta al tribunale in composizione collegiale (la stessa composizione prevista per l’autorizzazione delle operazioni d’intercettazione).

L’art.13 del disegno di legge modifica le disposizioni dell’art.270 c.p.p. relative all’utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni.
Dopo aver ribadito il principio generale in base al quale i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli in cui le operazioni d’intercettazione siano state autorizzate e disposte, viene apportata una deroga all’attuale formulazione dell’art.270 c.p.p laddove si consente l’utilizzazione dei risultati delle intercettazioni contro lo stesso indagato o contro altre persone, nelle ipotesi in cui esse risultino indispensabili per l’accertamento dei delitti di cui agli articoli 51, commi 3-bis e 3-quater, e 407, comma 2, lettera a) c.p.p., a condizione che esse non siano state dichiarate inutilizzabili nel procedimento in cui sono state disposte.

L’art. 16 del disegno di legge aggiunge una nuova ipotesi di divieto di utilizzazione delle intercettazioni aggiungendo all’art. 271 c.p.p. un nuovo comma 1-bis, in base al quale i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora, nell’udienza preliminare o nel dibattimento, vi sia una modifica del titolo del reato e in relazione ad esso non sussistano i limiti di ammissibilità previsti dall’articolo 266 c.p.p. (tali limiti di ammissibilità devono dunque sussistere sia al momento dell’autorizzazione che al momento dell’assunzione del mezzo di prova).

Da sottolineare che tale inutilizzabilità, differentemente da quella prevista all’art.270 c.p.p. non ammette deroghe neanche per i reati di terrorismo e di criminalità organizzata.

All’art. 17 del disegno di legge viene poi apportata una modifica all’art. 292 c.p.p., attraverso l’inserimento del comma 2-quater, in base al quale nell’ordinanza le intercettazioni di conversazioni, comunicazioni telefoniche o telematiche possono essere richiamate soltanto nel contenuto e sono inserite in un apposito fascicolo allegato agli atti.
L’art.22 del disegno di legge modifica l’art.380 comma2 lettera m c.p.p. estende l’arresto in flagranza anche al delitto di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati e in abitazione, allo scopo di autorizzare le intercettazioni anche in relazione a questi delitti di rilevante allarme sociale, in virtù del rinvio operato dal’art.407 comma 2 lett. A) numero 7 c.p.p., come richiamato nel novellato art. 266 comma 1 lett.b c.p.p.

Ai sensi dell’art. 24 del disegno di legge, ai fini di recepire il risultato degli accordi intercorsi tra Stato e Chiesa, sono apportate poi delle modifiche all’art.129 delle norme di attuazione,di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, relativo all’informazione del PM in merito all’esercizio dell’azione penale nei confronti degli ecclesiastici.

E’ stata, inoltre, rivista la disciplina del segreto e dei divieti di pubblicazione degli atti di indagine, allo scopo di rafforzare il sistema sanzionatorio in relazione alle condotte di diffusione di notizie inerenti gli atti d’indagine ed in particolare alle intercettazioni.

Il disegno di legge prevede, infatti, l’introduzione dell’art.329-bis al c.p.p. rubricato "obbligo del segreto per le intercettazioni" ; la riformulazione della fattispecie di cui all’articolo 379-bis c.p. allo scopo di sanzionare ogni rivelazione di notizie concernenti atti coperti da segreto; l’introduzione nel codice penale dell’art.617-septies, una specifica fattispecie di reato per sanzionare la condotta di chiunque prenda illecitamente diretta conoscenza dei medesimi dati.

In particolare, per quanto concerne la riformulazione dell’art.379-bis operata dall’art.26 del disegno di legge, rubricato "reato di rivelazione illecita di segreti inerenti ad un procedimento penale" , viene sanzionata la condotta di chiunque riveli indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del procedimento penale coperti dal segreto di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza.
Tale reato è punito con la reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso con dolo, con la pena della reclusione fino ad un anno se il coefficiente soggettivo è la colpa.

Viene poi introdotto nel codice penale l’art.617-septies, che prevede una specifica fattispecie di reato volta a sanzionare l’accesso abusivo ad atti del procedimento penale coperti dal segreto con la pena della reclusione da uno a tre anni.

L’intervento di riforma inasprisce, inoltre, le sanzioni per l’ipotesi di cui all’art. 684 c.p. di pubblicazione arbitraria degli atti di un procedimento penale, sostituendo la vigente sanzione dell’ammenda da euro 51,00 ad euro 258,00 con l’ammenda da euro 1.000,00 ad euro 5.000,00 e prevedendo una circostanza aggravante per l’ipotesi in cui la pubblicazione arbitraria riguardi le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche o di altre forme di telecomunicazione, le immagini mediante riprese visive o l’acquisizione di documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni stesse (in tal caso la pena è dell’arresto fino a trenta giorni o dell’ammendo da 2.000,00 a 10.000,00 euro).

Viene introdotto poi il principio della responsabilità dell’ente per il reato di cui all’art.684 c.p. di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale e prevede delle modifiche alla legge sulla stampa (L. 08.02.48 n.47) in merito alla procedura di rettifica delle informazioni non veritiere o lesive dell’altrui reputazione diffuse attraverso trasmissioni televisive, radiofoniche o via internet, nonché una procedura di rettifica ad hoc per la stampa non periodica.

Per espressa previsione all’art. 34 di tale disegno di legge, contenente la disciplina transitoria, le disposizioni in esso contenute non si applicheranno però ai procedimenti pendenti alla data della sua entrata in vigore.

Inoltre, come già accennato precedentemente, lo stesso disegno di legge n.1415 ha previsto all’art.35 che le disposizioni di cui al comma 3 dell’articolo 268 c.p.p. si applicheranno decorsi tre mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’apposito decreto del Ministro della giustizia che dispone l’entrata in funzione dei centri di intercettazione telefonica di cui al medesimo comma 3 dell’articolo 268 c.p.p. Si precisa, inoltre, che fino a tale data continueranno a trovare applicazione le disposizioni del comma 3 dell’articolo 268 c.p.p. nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della presente legge.

Avv. Giovanna Sorrentino